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Lunedì, 30 Novembre 2020 17:24

VIOLENZA DI GENERE, COMBATTIAMOLA OGNI GIORNO

Ne parliamo oggi che il 25 novembre è già passato, e l'8 marzo é ancora lontano dal venire.

Oggi che le panchine dipinte di rosso, come simbolo contro la violenza sulle donne, hanno già cominciato a scolorirsi nei giardini e nelle bacheche dei social network e le mimose gialle non sono ancora fiorite. Ne parliamo oggi e non a caso, ma per provare a tenere fede a quell'intenzione, sempre ostentata e mai mantenuta, di parlarne tutti i giorni. Non solo il 25 novembre.

 

Non solo l'8 marzo. Perché le donne vengono ammazzate ogni giorno. Le parole della Ministra per le pari opportunità, Elena Bonetti, ci fanno ben sperare: bisogna mettere in campo un'azione coordinata affinché le donne non siano lasciate sole. Lavorare, quindi sulle "tre P", prevenire, proteggere, perseguire. Bisogna lavorare nelle scuole su un percorso di affettività, rispetto, educazione civica; bisogna mettere in atto percorsi dedicati alle donne nell'ambito dei commissariati di polizia e caserme dei carabinieri, dei tribunali, dei pronto soccorso, per un centro unico che garantisca l'anonimato. La lotta contro la violenza sulle donne deve essere quotidiana, costante, perseverante, efficace.

Lo sanno bene i Centri Anti Violenza che ogni giorno ricevono chiamate, richieste di aiuto, grida di dolore. Ne parliamo oggi per dire che i simboli sono importanti. Va bene la panchina dipinta di rosso, il baffo rosso sul viso, i flash mob con le scarpe rosse. I simboli sono importanti, sì, ma non sono sufficienti. Poi ci

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Mercoledì, 25 Novembre 2020 12:40

Il NEMICO NON E’ ALLE PORTE

 

Il progetto europeo, da sempre oggetto di attacchi esterni, rischia una delegittimazione interna sul terreno di un principio fondamentale delle democrazie occidentali: lo stato di diritto. È un capitolo nevralgico quello che ci ha offerto l’Europa in questi giorni, con il veto di Ungheria e Polonia al prossimo bilancio europeo e al conseguente accesso ai fondi del Next Generation Eu (o Recovery Fund).

 

I due Paesi vogliono imporre che non si subordini l’erogazione dei fondi al rispetto dello stato di diritto. Potrebbe sembrare surreale ad un cittadino italiano, francese o tedesco perché questo principio è consolidato. Ma in questi giorni abbiamo avuto la rappresentazione plastica di come per alcuni Paesi un principio di tale portata non solo non è scontato ma viene persino rifiutato.

L’Ungheria e la Polonia con il loro veto stanno facendo pesare la loro posizione perché la decisione deve essere presa all’unanimità. Le diplomazie europee si stanno già muovendo per adottare un compromesso che non faccia apparire nessuna delle due parti in una posizione di arretramento rispetto a quella iniziale. Attendendo l’esito di questo ennesimo braccio di ferro in seno all’Unione, che segue quello poco edificante avvenuto tra Paesi rigoristi e mediterranei per il Recovery Fund, sarebbe necessaria una riflessione che vada oltre gli aspetti economici e che molti analisti hanno sottolineato in questi

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Sono state settimane convulse; i sondaggisti hanno prima annunciato una vittoria schiacciante dei democratici, poi il timore della sconfitta è montato ed infine si è arrivati al lento recupero. Biden, il Presidente della riunificazione, come è già stato definito, non irrompe nelle scene con una forza travolgente come aveva fatto l’outsider Obama nel 2009; non lo può fare un uomo che tra qualche giorno compirà 78 anni ed è stato eletto per la prima volta a soli 30 anni come Senatore.

Uomo dell’establishment, profondo conoscitore dei meccanismi amministrativi e politici che governano il sistema politico americano, incarna sicuramente quella perseveranza e quella tenacia che unita alla sua grande fede – è il secondo Presidente cattolico dopo J.F Kennedy- lo rendono persona credibile nel volere ricucire le contrapposizioni che il suo predecessore ha esasperato. “L ‘oppositore non deve essere un nemico, siamo tutti americani”, pronuncia nel suo primo discorso alla nazione come Presidente.

Queste parole, in questo momento storico, non fanno parte di quell’armamentario retorico a cui l’America ci ha abituato; è innegabile infatti che l’ondata blu è venuta meno e le profonde fratture che caratterizzano la società americana sono molto forti e sempre più evidenti. Non si deve dimenticare che Trump rispetto al 2016

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Mercoledì, 23 Settembre 2020 10:44

CHOBANI, LO YOGURT COME METAFORA DEL NUOVO MONDO

La pandemia ha rappresentato una grande sfida per tutti. Fermarci in ogni settore, come totalità del Pianeta, ha costretto ognuno di noi a guardarci dentro e ci ha invitato a non considerare la pausa forzata come tempo perso, ma come tempo di qualità per cambiare. Come il latte che, involontariamente, migliaia di anni fa, entra in contatto con dei microrganismi e fermentando, casualmente si scopre lo yogurt, ora diffuso e apprezzato per le sue caratteristiche benefiche.

Sembra una metafora. Il latte è il mondo che conoscevamo fino a gennaio 2020. I microrganismi sono la pandemia. Lo yogurt è il nuovo mondo, nato dalla fermentazione, dal ripensamento di un sistema che forse ora non è più sostenibile. Questa è la storia che può insegnarci Hamdi Ulukaya, CEO della Chobani, azienda leader negli Stati Uniti nella produzione di yogurt. Hamdi Ulukaya è un immigrato, figlio di umili pastori curdi, cresciuto nel piccolo caseificio di famiglia nelle montagne della Turchia orientale e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1994. Qui studia l'inglese, frequentata corsi di business all'Università di Albany e per mantenersi lavora come dipendente in una fattoria.

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"Non abbiamo poco tempo,ma ne abbiamo perduto molto. Abbastanza lunga è la vita e data con larghezza per la realizzazione delle cose più grandi,se fosse tutta messa a frutto", Seneca, da "La brevità della vita".

Giulia Maria Crespi è scomparsa,all'età di 97 anni, lo scorso 19 Luglio.

Dalla vita ha ricevuto molto e ,in un tragico ruolo delle parti, la vita le ha sottratto affetti importanti. Ha sempre dichiarato: "Chi ha avuto molto,deve dare molto."

Le qualifiche professionali, alle volte, possono risultare fuorvianti. Giulia Crespi è stata un'imprenditrice, un'editrice e tra i fondatori, nel 1975, del Fondo Ambiente Italiano (Fai) Erede unica di una dinastia di imprenditori tessili, i Crespi d' Adda.

Una famiglia lombarda che, agli inizi del Novecento, possedeva la maggioranza delle quote azionarie del "Corriere della Sera". E, tra il 1962 e il 1974, in anni non facili per la vita politica e sociale del Paese,Giulia Maria Crespi, quarantenne, ha gestito il più importante quotidiano nazionale. Sotto la sua amministrazione, sulle pagine del "Corriere della Sera",ha trovato spazio Pier Paolo Pasolini (con i suoi " scritti corsari"), così come Antonio Cederna ha divulgato il credo ambientalista.

L'editrice, da una posizione di forza, ha sfidato il potere. Amici e detrattori l'hanno definita: "zarina", "testarda", "riluttante ai compromessi","autoritaria", "battagliera","scorbutica","sognatrice" e "romantica". Il giornalista Ferruccio de Bortoli ha ricordato così Giulia Crespi:"Ho visto ministri, banchieri, industriali di fama abilmente messi sull' attenti da una donna minuta, gracile, ma innervata da una volontà di ferro." È certo che Giulia Maria Crespi si è formata sotto le ali

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A Ottobre 2018 una tempesta di pioggia e vento si abbatte sulle Dolomiti devastando intere foreste. I comuni colpiti sono 494, in quattro regioni diverse, Lombardia, Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige.

Un disastro ambientale di vastissimi proporzioni. L'hanno chiamata tempesta Vaia. La stima degli alberi abbattuti si aggira intorno ai 42 milioni, fra questi anche alberi di larice e abete rosso, il cui legno era usato per la costruzione dei violini Stradivari, famosi in tutto il mondo.

La corsa contro il tempo per recuperare il pregiatissimo legno che, se lasciato a terra per un periodo troppo lungo sarebbe infestato da parassiti, funghi e muffe e reso quindi inutilizzabile, ha visto nascere diversi progetti.

Uno di questi scaturisce da un ricordo di infanzia: un nonno che regala al nipotino un piccolo amplificatore costruito col legno del luogo.

Quel bambino ora è un giovane trentino che non si rassegna alla distruzione dei boschi. Si chiama Fe­de­ri­co Ste­fa­ni e insieme a due amici, Pao­lo Mi­lan, conosciuto al­l’U­ni­ver­si­tà di Fer­ra­ra, e il ca­ta­ne­se Giuseppe Ad­da­mo, incontrato al Fe­sti­val di Im­pre­sa di Vi­cen­za, ha dato vita alla start up "Vaia Cube".

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"Ho visto finalmente Ravenna e tutte le mie aspettative erano nulla di fronte alla realtà. Sono i mosaici più belli e formidabili che io abbia mai visto. Non sono soltanto mosaici, ma vere e proprie opere", Vassily Kandinsky (1866/1914), pittore e teorico russo.

Petrolifera Italo Rumena, impresa ravennate, il 24 Maggio 2020 ha compiuto cento anni.

L'impresa fu fondata da Cesare Ottolenghi per importare il petrolio estratto in Romania (la nazione,negli anni Venti,era una delle maggiori esportatrici di petrolio) ed esportare i tessuti italiani.

La società iniziò la propria attività nella zona di Porto Corsini,a Ravenna, utilizzando alcuni hangar e serbatoi già serviti agli idrovolanti statunitensi durante il primo conflitto mondiale. L'azienda opera nel comparto dello stoccaggio,movimentazione e distribuzione di rinfusi liquidi e prodotti solidi. Per dirla semplice: petrolio, alcol etilico e prodotti alimentari, chimica.

Inoltre l' azienda,nel corso degli anni, ha diversificato le attività, estendendosi alla logistica integrata e all'immobiliare, alla progettazione di un deposito costiero in Italia di Gas Naturale Liquefatto nel porto di Ravenna.

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Lunedì, 25 Maggio 2020 15:26

PROGETTO QUINDICI PER CENTO

Una foto in bianco e nero ritrae una bambina. Colpisce lo sguardo profondo e il sorriso dolce e timido. È bellissima.

Poi ci si avvicina meglio e lo sguardo cade su un dettaglio a cui non si aveva fatto caso in un primo momento: la bambina sorridente ha una forma di disabilità che l’ha privata del braccio.

Non è la prima cosa che si nota ma l’ultima. E soprattutto, nulla toglie alla bellezza e purezza della foto. Ecco, se si volesse riassumere in poche parole il significato del progetto fotografico “Quindi Per Cento “ di Christian Tasso, si potrebbe riassumere così.

Quindici è la percentuale di persone con disabilità nel mondo. E Christian Tasso, parte di quel mondo ce lo racconta. Italia, Ecuador, Romania, Nepal, Germania, Albania, Cuba, Mongolia, India, Irlanda, Svizzera, Kenya e Cambogia; cornici diverse per rappresentare attraverso diversi scatti in bianco e nero la verità di chi convive con una malattia, fisica

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"La passione di raccogliere oggetti è antica come l'uomo stesso, ma gli stimoli e i piaceri che ne derivano sono vari come vario è l'interesse per l'arte".

Da "I grandi collezionisti americani. Dagli inizi a Peggy Guggenheim", di Aline B.Saarinen Claudio Cerasi, imprenditore e collezionista di opere d'arte, è scomparso lo scorso 20 Aprile.

L'imprenditore romano ha iniziato a lavorare nell'impresa familiare, la Società Appalti e Costruzioni (SAC), nella prima metà degli anni Cinquanta. L'impresa di costruzioni ha realizzato importanti opere di edilizia.Tra le tante indichiamo il MAXXI di Roma, su progetto di Zaha Hadid, il Teatro dell' Opera di Firenze e la sede dell' Agenzia Spaziale Italiana. Nel 2002 l'impresa della famiglia Cerasi ha vinto la gara per la riqualificazione di Palazzo Merulana, un edificio dei primi del Novecento - per molti anni abbandonato e in parte distrutto - di proprietà del Comune di Roma (già sede dell'Ufficio di

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La dimensione reale degli effetti concreti sul versante economico della pandemia prende forma non solo nelle gravi difficoltà di riattivazione dei cicli produttivi più vari - alle prese con una crisi sempre più stringente dal punto di vista della circolazione delle merci - ma anche sul versante della vendita commerciale.

Il fenomeno non è probabilmente legato soltanto ad una compressione delle risorse destinate alla spesa che, tuttavia, viene convogliata - in maniera sempre “aggressiva” e ben al di sopra dei bisogni reali - prevalentemente verso il circuito dell’alimentare, in base ad una programmazione molto probabilmente occlusiva nel breve periodo delle risorse disponibili. In altre parole, l’incertezza sul futuro quotidiano impone – di fatto – economie che finiscono con il generare - oltre la spesa nell’alimentare - “disponibilità” da accantonare e destinare a impegni futuri che sicuramente prenderanno, prima o poi, forma all’interno dell’humus familiare. Se proviamo a

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