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JOE BIDEN, QUANDO ESSERE MODERATI PUO’ SALVARE UNA NAZIONE

  • Corinna Maci
  • News
  • Read 60 times Last modified on Martedì, 10 Novembre 2020 10:06

 

Sono state settimane convulse; i sondaggisti hanno prima annunciato una vittoria schiacciante dei democratici, poi il timore della sconfitta è montato ed infine si è arrivati al lento recupero. Biden, il Presidente della riunificazione, come è già stato definito, non irrompe nelle scene con una forza travolgente come aveva fatto l’outsider Obama nel 2009; non lo può fare un uomo che tra qualche giorno compirà 78 anni ed è stato eletto per la prima volta a soli 30 anni come Senatore.

Uomo dell’establishment, profondo conoscitore dei meccanismi amministrativi e politici che governano il sistema politico americano, incarna sicuramente quella perseveranza e quella tenacia che unita alla sua grande fede – è il secondo Presidente cattolico dopo J.F Kennedy- lo rendono persona credibile nel volere ricucire le contrapposizioni che il suo predecessore ha esasperato. “L ‘oppositore non deve essere un nemico, siamo tutti americani”, pronuncia nel suo primo discorso alla nazione come Presidente.

Queste parole, in questo momento storico, non fanno parte di quell’armamentario retorico a cui l’America ci ha abituato; è innegabile infatti che l’ondata blu è venuta meno e le profonde fratture che caratterizzano la società americana sono molto forti e sempre più evidenti. Non si deve dimenticare che Trump rispetto al 2016

ha ottenuto 7,3 milioni di voti in più. La sconfessione elettorale nei suoi confronti non c’è stata. D’altra parte Biden risulta essere il Presidente più votato nella storia degli Stati Uniti.

La vittoria di un Presidente moderato deve essere vista come la vittoria di un modo di intendere la politica scevro da scontri ideologici e identitari. Le stesse minoranze osteggiate da Trump stavano rischiando di cadere nel suo stesso schema di pensiero: ogni minoranza rivendicava il primato della rappresentanza, e stava esasperando sempre più le differenze in uno scontro tra noi/ voi che è esattamente l’antitesi di ciò che l’America rappresenta, un luogo in cui tutti possono sentirsi americani, in cui esiste un “Noi” che racchiude le differenze e non le contrappone.

La forza di Biden è stata quella di voler sfuggire a questa logica, consapevole che se avesse trasformato questa campagna elettorale in uno scontro tra minoranze, avrebbe vinto sicuramente quella a supporto di Trump, bianca e religiosa. La sua vittoria è la vittoria di un uomo moderato, in una società che troppo spesso premia leader carismatici che concepiscono se stessi come leader forti che devono guidare il gruppo e assumere posizioni sempre più rigide e divisive.

Il carisma come rigidità delle proprie posizioni alla fine soccombe di fronte ad una leadership che fa della moderazione un punto di forza e non di debolezza, che riesce ad essere inclusivo senza perdere la propria incisività. La moderazione e la ricerca di compromesso sono le uniche risposte efficaci se si vuole governare un Paese, che deve far convivere le differenze e non esacerbarle. “Sarò un Presidente che unisce” dichiara Biden. “Torniamo ad ascoltarci, siamo tutti americani”.

Siamo un’unica comunità e, come ci ricorda Aristotele, chi si illude di poter vivere al di fuori di una comunità o è al di sopra o è al di sotto dell’uomo: o è una bestia o è un dio.

Corinna Maci

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