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VIOLENZA DI GENERE, COMBATTIAMOLA OGNI GIORNO

  • Leonilde Gambetti
  • News
  • Read 229 times Last modified on Lunedì, 30 Novembre 2020 17:28

Ne parliamo oggi che il 25 novembre è già passato, e l'8 marzo é ancora lontano dal venire.

Oggi che le panchine dipinte di rosso, come simbolo contro la violenza sulle donne, hanno già cominciato a scolorirsi nei giardini e nelle bacheche dei social network e le mimose gialle non sono ancora fiorite. Ne parliamo oggi e non a caso, ma per provare a tenere fede a quell'intenzione, sempre ostentata e mai mantenuta, di parlarne tutti i giorni. Non solo il 25 novembre.

 

Non solo l'8 marzo. Perché le donne vengono ammazzate ogni giorno. Le parole della Ministra per le pari opportunità, Elena Bonetti, ci fanno ben sperare: bisogna mettere in campo un'azione coordinata affinché le donne non siano lasciate sole. Lavorare, quindi sulle "tre P", prevenire, proteggere, perseguire. Bisogna lavorare nelle scuole su un percorso di affettività, rispetto, educazione civica; bisogna mettere in atto percorsi dedicati alle donne nell'ambito dei commissariati di polizia e caserme dei carabinieri, dei tribunali, dei pronto soccorso, per un centro unico che garantisca l'anonimato. La lotta contro la violenza sulle donne deve essere quotidiana, costante, perseverante, efficace.

Lo sanno bene i Centri Anti Violenza che ogni giorno ricevono chiamate, richieste di aiuto, grida di dolore. Ne parliamo oggi per dire che i simboli sono importanti. Va bene la panchina dipinta di rosso, il baffo rosso sul viso, i flash mob con le scarpe rosse. I simboli sono importanti, sì, ma non sono sufficienti. Poi ci

vogliono le azioni concrete, leggi efficaci, cambiamenti culturali e fondi. I Centri Anti Violenza distribuiti in tutto il Paese stanno facendo un lavoro importante di accoglienza, assistenza e sostegno. Sono riusciti a strappare tante donne ai loro aguzzini, ai soprusi, alle vessazioni, alla violenza fisica e psicologica, alle mani violente degli uomini. Ma spesso ai Centri Anti Violenza mancano i fondi necessari, a volte mancano banalmente i soldi per pagare la bolletta della luce dei locali dove operano. Ai simboli bisogna dare gambe. Ai CAV bisogna dare i fondi per poter lavorare e mantenere in vita l'azione quotidiana di contrasto alla violenza di genere.

Come previsto dal titolo V della Costituzione a regolare l'erogazione di contributi ai Centri Anti Violenza sono le regioni. Dipende da esse e dalla loro capacità di essere più o meno virtuose la sussistenza e anche la qualità del lavoro dei Cav. La buona notizia è che nell’ultimo decreto sono stati stato introdotti criteri di monitoraggio di queste realtà e previsto che, nel caso di risorse non erogate correttamente, ci sia una penalizzazione. Ma una volta che le donne sono state sottratte alla violenza, qual è la loro prospettiva di vita? Cosa si fa perché siano restituite loro speranza, libertà, dignità? Passata l'emergenza drammatica della violenza, come possono ripensare la loro vita e riconquistare l'indipendenza? Come possono tornare padrone della loro esistenza? Pare che qualcosa si stia muovendo anche in questa direzione. La Ministra Bonetti ha annunciato «l'avvio del progetto sul "microcredito di libertà" per le donne vittime di violenza. Attraverso la creazione di un fondo di garanzia da tre milioni di euro, che verrà via via alimentato, e che è frutto di un accordo con Abi, Federcasse, Caritas ed Ente nazionale Microcredito centrale. È un progetto che vedrà protagonisti i Centri Anti Violenza ed è uno strumento interessante perché da un lato sostiene e accompagna, dall'altro promuove libertà, autonomia e potenzialità.» - ha chiosato la Ministra.

Speriamo bene. A noi spetta di continuare a parlarne, ogni giorno, non solo il 25 novembre o l'8 marzo, perché la violenza non ha date di scadenza e va combattuta sempre.

 

Leonilde Gambetti

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