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  • Fabrizio Andreoli
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Chatham House. Cent'anni di analisi geopolitiche

Lo scorso 5 Luglio il Royal Insitute of International Affairs ha compiuto cent' anni. Il centro studi fu fondato a Londra da un gruppo di uomini d'affari e docenti universitari che, al termine della Grande Guerra (1914/1918), decisero di creare un legame tra il Regno Unito e gli Stati Uniti d'America al fine di affrontare, in modo razionale, lo status delle relazioni internazionali.

L'obiettivo fu quello di diffondere i principi della democrazia liberale, della mondializzazione.

Il Royal Institute si occupa di analisi geopolitiche, diritto, economia,risorse energetiche e sicurezza a livello globale. Il centro studi britannico organizza tavole rotonde tra i suoi appartenenti, che sono imprese, istituzioni accademiche, organizzazioni non governative e singoli individui. Il think tank, tra i più autorevoli a livello globale, ha sede nel cuore di Londra, al numero 10 di St Jame's, presso un edificio storico che ospitò William Pitt, conte di Chatham (1708/1778), ministro della Guerra durante la guerra dei Sette anni (1756 / 1763).

Di qui il nome per cui, da sempre, è conosciuto il think tank: Chatham House. Su questo importante centro studi aleggia una macchia di mistero. Complottisti - ma anche alcuni esperti di politica internazionale- di mezzo mondo lo definiscono un circolo - elitario - di potenti che opera su scala sovranazionale. Una sorta di "Bilderberg accademico". Ad accentuare questa "macchia" vi è una regola ferrea. Regola, priva di valore giuridico, che vige dal mese di Giugno 1927, la"Chatham House Rule".

I partecipanti ai seminari, a porte chiuse, promossi dal think tank, possono utilizzare le informazioni indicate nel corso dei dibattiti. Non possono divulgare l'identità o l'affiliazione degli intervenuti. L'anonimato è sinonimo di apertura e condivisione di informazioni: minore formalità e maggiore rispetto tra le persone. Di più, l'anonimato consente ai partecipanti di formulare delle idee audaci che, in un contesto formale, forse non sarebbero disponibili ad elaborare.

Robin Niblett, direttore di Chatham House, ha

  • Corinna Maci
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UNA GIORNATA STORICA TRA EGOISMI NAZIONALI E UNA VISIONE COMUNE

 

92 ore di trattative e un accordo arrivato alle prime ore dell’alba che sancisce il via libero al Recovery Found. Per la prima volta nella storia l’Unione Europea cancella un antico tabù e da vita a uno strumento di emissione di denaro comune, con una dotazione pari a 750 miliardi di euro per finanziare il rilancio dei Paesi colpiti dal coronavirus.

Quattro giorni di negoziati intensi e aspri hanno visto l’asse franco- tedesco cercare, riuscendoci, di mediare tra le richieste dei cosiddetti paesi frugali, capitanati dall’Olanda nella persona del premier Rutte, e i paesi mediterranei, in testa l’Italia. Alla fine si è giunti a un compromesso in cui ogni leader può sostenere di aver portato a casa una piccola vittoria. Ha vinto l’ Italia? Sicuramente ha vinto l’Europa.

Il punto di compromesso è avvenuto mantenendo inalterato l’ammontare della dotazione ma operando una redistribuzione tra soldi a fondo perduto e prestiti. All’Italia spetta una quota pari a 208,8 miliardi circa di cui 81,4 di trasferimenti ( solo 400 milioni in meno rispetto alla proposta della Commissione), e 127,4 di prestiti (rispetto ai 90,9). Questi soldi serviranno a trasformare l’economia del Paese. “Ora dobbiamo correre” – afferma Conte in conferenza stampa, sostenendo di aver conseguito questo risultato “tutelando la dignità del nostro Paese”.

Ed è sulla parola dignità che bisognerebbe porre l’accento e spendere una riflessione. Perché se da una parte il risultato è sicuramente importante, da oggi appare fondamentale capire come verrà speso questo flusso di denaro. Il piano nazionale di riforme sarà oggetto di controllo da parte dell’Unione: è il

  • Fabrizio Andreoli
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Sono solo scarpette da danza?

"Non abbiamo mai davvero affrontato tutto il danno che è stato fatto nei due secoli e mezzo durante i quali abbiamo ridotto i neri a schiavi", Bryan Stevenson, avvocato per i diritti civili.

Nel mondo della danza classica vi sono molte ballerine nere. Per molti anni le ballerine di colore hanno dovuto tingere le proprie scarpette al fine di renderle adeguate al colore della pelle.

Ciò ha comportato per le danzatrici costi e tempi considerevoli per trasformare i propri "strumenti di lavoro". Insomma- dispiace constatarlo - le scarpette da danza sono state pensate e poi prodotte per le ballerine di pelle bianca: scarpe bianche e rosa. Alla fine di Ottobre 2018 l'azienda Full of London ha iniziato a produrre scarpette da punta di tonalità adatte alle danzatrici con la pelle nera. Due modelli: le Ballet Bronze ( chiare) e le Ballet Brown(scure). Le scarpette da punta esistono dal 1820. Scarpette che consentono alle danzatrici di stare sulle punte dei piedi tramite un sostegno rigido. Tutto ciò,di primo acchito,risulterà ai più una vicenda leggera in rapporto ai temi che attengono alla uguaglianza razziale nel mondo e in particolare,in questi giorni, negli Stati Uniti.

Lo scorso 25 Maggio, nella città di Minneapolis,l'afroamericano George Floyd è stato bloccato a terra da un' agente della polizia bianco con un ginocchio sul collo per otto minuti. George ha perso il fiato e la vita.

Dalla scomparsa di George Floyd nel Paese delle libertà e delle opportunità -il sogno americano! - per tutti si sono svolte, in duemila città, delle manifestazioni pubbliche contro la polizia e contro il razzismo. Il 12 Giugno,ad Atlanta ,Rayshard Brooks, anch'egli afroamericano, è stato ucciso da tre colpi sparati da un poliziotto

  • Leonilde Gambetti
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BUROCRAZIA, È ORA DI CAMBIARE

Difficile approfondire in un unico articolo i tanti temi lanciati nella web live conference dalla Iacovelli & Partners sulla burocrazia. Ma alcuni contenuti meritano almeno una veloce menzione, sicuramente non esaustiva, per anticipare quella che sarà l' agenda-setting che la rete di imprese, professionisti e associazioni vuole sottoporre alle istituzioni.

Non ci sono dubbi che, per tutti i relatori, la burocrazia sia la vera bestia nera dell'Italia, dalla quale discendono tutti i mali. Così come non ci sono dubbi sul fatto che ormai non è più procrastinabile il tempo di affrontare questa piaga, perché, come diceva Robert Inman, "Quando tutto è perduto, tutto è possibile".

Francesco Orofino, Segretario Generale Inarch. "SERVONO REGOLE CHIARE, APPLICABILI E COERENTI TRA LORO". "Se non ora, quando?" si domanda Francesco Orofino per incalzare l'Italia al cambiamento, parafrasando uno slogan mutuato da tutt'altro ambito. Il tempo non è una variabile secondaria, ma essenziale e decisiva. Lo Studio Ambrosetti ci consegna un dato oggettivo riguardo alla paralisi burocratica, ormai cronicizzata, del nostro Paese: il blocco dovuto alla burocrazia costa all'Italia ben 57 miliardi l'anno. L'ipertrofia legislativa, che pretende di normare tutto ex ante, ha dato l'illusione di tutelare il cittadino, l'ambiente, il territorio. In realtà non ci ha preservati, ad esempio, dall'abusivismo. Troppo spesso tutto finisce in mano ai tecnocrati con l'unico risultato di rafforzare sacche di potere che hanno più interesse a ingessare che sbloccare l'Italia.

  • Leonardo Iacovelli
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Web Live, L’ITALIA CHE VUOLE CRESCERE, Superare gli ostacoli della burocrazia per sbloccare il Paese.

#Savethedate

Giovedì 2 luglio 2020, h 18.00- 20.00

Come società di Relazioni Istituzionali e Lobbying, la IACOVELLI AND PARTNERS ha deciso di fare la propria parte per essere tra coloro che contribuiscono ad abbattere i tanti i ostacoli alla ripresa economica e sociale dell’Italia.

Questa iniziativa non vuole essere solo una riflessione sullo stato della #burocrazia in Italia ma ha l’ambizione di dare voce a quanti tra imprese, professioni e rappresentanti del mondo delle associazioni vogliano formulare delle richieste concrete per una semplificazione burocratica. Come Iacovelli and Partners faremo in modo che le diverse proposte emerse durante il dibattito vengano portate all'attenzione dei decisori politici e istituzionali.

Leonardo Iacovelli 

  • Corinna Maci
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L’Italia sospesa tra passato e futuro

 

L'Italia che vorremmo prenderà forma in queste giornate di Stati Generali, in cui gli attori coinvolti, di concerto con il Governo, daranno vita ad un progetto per il rilancio del nostro Paese.

Sulla necessità di questa iniziativa molti hanno sollevato perplessità e il motivo è evidente: da anni circolano idee per far decollare il Paese ma molte sono rimaste disattese.

I più ottimisti, forse, hanno abbracciato una visione “catartica” dell’emergenza covid per cui dal “trauma” si può uscire più forti e i vecchi mali possono essere affrontati con più efficacia una volta per tutte. Sicuramente l’emergenza ha fatto si che le inefficienze e le problematiche siano diventate ancora più tangibili e quindi non sostenibili.

Se infatti il futuro resta un’incognita, l’Italia che (non) vorremmo continua ad infliggere duri colpi. Un esempio su tutti potrebbe essere rappresentato dalla gestione burocratica degli aiuti ai cittadini e alle imprese; il malfunzionamento della macchina burocratica resta uno dei principali mali italiani - lo si dice da anni - ma se aspettare per ottenere un permesso o una certificazione è insopportabile, quando non arrivano i soldi della cassa integrazione in un momento in cui non si lavora allora è drammatico.

  • Leonilde Gambetti
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VAIA, IL LEGNO DI STRADIVARI CONTINUA AD AMPLIFICARE LA STORIA DI UNA COMUNITÀ

A Ottobre 2018 una tempesta di pioggia e vento si abbatte sulle Dolomiti devastando intere foreste. I comuni colpiti sono 494, in quattro regioni diverse, Lombardia, Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige.

Un disastro ambientale di vastissimi proporzioni. L'hanno chiamata tempesta Vaia. La stima degli alberi abbattuti si aggira intorno ai 42 milioni, fra questi anche alberi di larice e abete rosso, il cui legno era usato per la costruzione dei violini Stradivari, famosi in tutto il mondo.

La corsa contro il tempo per recuperare il pregiatissimo legno che, se lasciato a terra per un periodo troppo lungo sarebbe infestato da parassiti, funghi e muffe e reso quindi inutilizzabile, ha visto nascere diversi progetti.

Uno di questi scaturisce da un ricordo di infanzia: un nonno che regala al nipotino un piccolo amplificatore costruito col legno del luogo.

Quel bambino ora è un giovane trentino che non si rassegna alla distruzione dei boschi. Si chiama Fe­de­ri­co Ste­fa­ni e insieme a due amici, Pao­lo Mi­lan, conosciuto al­l’U­ni­ver­si­tà di Fer­ra­ra, e il ca­ta­ne­se Giuseppe Ad­da­mo, incontrato al Fe­sti­val di Im­pre­sa di Vi­cen­za, ha dato vita alla start up "Vaia Cube".

  • Fabrizio Andreoli
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Petrolifera Italo Rumena. Un secolo di vita (1920/2020)

"Ho visto finalmente Ravenna e tutte le mie aspettative erano nulla di fronte alla realtà. Sono i mosaici più belli e formidabili che io abbia mai visto. Non sono soltanto mosaici, ma vere e proprie opere", Vassily Kandinsky (1866/1914), pittore e teorico russo.

Petrolifera Italo Rumena, impresa ravennate, il 24 Maggio 2020 ha compiuto cento anni.

L'impresa fu fondata da Cesare Ottolenghi per importare il petrolio estratto in Romania (la nazione,negli anni Venti,era una delle maggiori esportatrici di petrolio) ed esportare i tessuti italiani.

La società iniziò la propria attività nella zona di Porto Corsini,a Ravenna, utilizzando alcuni hangar e serbatoi già serviti agli idrovolanti statunitensi durante il primo conflitto mondiale. L'azienda opera nel comparto dello stoccaggio,movimentazione e distribuzione di rinfusi liquidi e prodotti solidi. Per dirla semplice: petrolio, alcol etilico e prodotti alimentari, chimica.

Inoltre l' azienda,nel corso degli anni, ha diversificato le attività, estendendosi alla logistica integrata e all'immobiliare, alla progettazione di un deposito costiero in Italia di Gas Naturale Liquefatto nel porto di Ravenna.