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L’Italia sospesa tra passato e futuro

  • Corinna Maci
  • News
  • Read 540 times Last modified on Venerdì, 19 Giugno 2020 14:59

 

L'Italia che vorremmo prenderà forma in queste giornate di Stati Generali, in cui gli attori coinvolti, di concerto con il Governo, daranno vita ad un progetto per il rilancio del nostro Paese.

Sulla necessità di questa iniziativa molti hanno sollevato perplessità e il motivo è evidente: da anni circolano idee per far decollare il Paese ma molte sono rimaste disattese.

I più ottimisti, forse, hanno abbracciato una visione “catartica” dell’emergenza covid per cui dal “trauma” si può uscire più forti e i vecchi mali possono essere affrontati con più efficacia una volta per tutte. Sicuramente l’emergenza ha fatto si che le inefficienze e le problematiche siano diventate ancora più tangibili e quindi non sostenibili.

Se infatti il futuro resta un’incognita, l’Italia che (non) vorremmo continua ad infliggere duri colpi. Un esempio su tutti potrebbe essere rappresentato dalla gestione burocratica degli aiuti ai cittadini e alle imprese; il malfunzionamento della macchina burocratica resta uno dei principali mali italiani - lo si dice da anni - ma se aspettare per ottenere un permesso o una certificazione è insopportabile, quando non arrivano i soldi della cassa integrazione in un momento in cui non si lavora allora è drammatico.

 

Ecco che una burocrazia che funzioni e sia a servizio dei cittadini e di chi vuole fare impresa diventa una priorità. Altra emergenza, strettamente collegata, è la mole di norme che vengono promulgate; si pensi che delle 165 norme per affrontare l’emergenza covid solo 31 sono

al momento utilizzabili. Non si può agire se non c’è una legge che ti consente di farlo. Il fenomeno di una legislazione eccessiva ha come grave conseguenza la produzione di troppe regole a cui si aggiungono continui rimandi che generano confusione per chi è chiamato ad applicarle ovvero la pubblica amministrazione. È necessaria una seria operazione di semplificazione normativa. Altro esempio: si ripete come un mantra l’importanza di attrarre investimenti, anche stranieri; è impensabile in un Paese in cui i tempi della giustizia civile sono circa 4 volte quelli tedeschi; la certezza del diritto è il presupposto fondamentale per il buon funzionamento della società civile e dell’economia.

Altra priorità è la digitalizzazione del Paese e il rafforzamento della pubblica istruzione e della ricerca; questi due temi si intersecano nei dati pubblicati dall’ ’OCSE secondo cui l’Italia è al 72esimo posto su 79 per le competenze tecnologiche degli insegnanti: degli 800 mila maestri e professori solo la metà ne sono in possesso. Questi pochi elementi indicano che le proposte di cambiamento devono fare i conti con problematiche che il Paese cerca di affrontare da anni ma soprattutto che ogni idea dovrà poi tradursi in proposte concrete. Le risorse non mancano; la proposta dell’ Unione europea del piano Next Generation EU intende mettere in campo 750 miliardi. All’Italia andrebbe una cifra pari a circa 170 miliardi. L’UE in cambio chiederà - come si legge dalla bozza del regolamento sul suo funzionamento - piani dettagliati su come utilizzare i fondi, con obiettivi precisi e scadenze. Le proposte non mancano.

Le risorse nemmeno.

Ora è il momento delle decisioni.

Corinna Maci

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