92 ore di trattative e un accordo arrivato alle prime ore dell’alba che sancisce il via libero al Recovery Found. Per la prima volta nella storia l’Unione Europea cancella un antico tabù e da vita a uno strumento di emissione di denaro comune, con una dotazione pari a 750 miliardi di euro per finanziare il rilancio dei Paesi colpiti dal coronavirus.
Quattro giorni di negoziati intensi e aspri hanno visto l’asse franco- tedesco cercare, riuscendoci, di mediare tra le richieste dei cosiddetti paesi frugali, capitanati dall’Olanda nella persona del premier Rutte, e i paesi mediterranei, in testa l’Italia. Alla fine si è giunti a un compromesso in cui ogni leader può sostenere di aver portato a casa una piccola vittoria. Ha vinto l’ Italia? Sicuramente ha vinto l’Europa.
Il punto di compromesso è avvenuto mantenendo inalterato l’ammontare della dotazione ma operando una redistribuzione tra soldi a fondo perduto e prestiti. All’Italia spetta una quota pari a 208,8 miliardi circa di cui 81,4 di trasferimenti ( solo 400 milioni in meno rispetto alla proposta della Commissione), e 127,4 di prestiti (rispetto ai 90,9). Questi soldi serviranno a trasformare l’economia del Paese. “Ora dobbiamo correre” – afferma Conte in conferenza stampa, sostenendo di aver conseguito questo risultato “tutelando la dignità del nostro Paese”.
Ed è sulla parola dignità che bisognerebbe porre l’accento e spendere una riflessione. Perché se da una parte il risultato è sicuramente importante, da oggi appare fondamentale capire come verrà speso questo flusso di denaro. Il piano nazionale di riforme sarà oggetto di controllo da parte dell’Unione: è il
meccanismo della condizionalità. Noi vi diamo i soldi ma dobbiamo essere d’accordo su come li spendete.
Non è passata la linea intransigente di Rutte ,giustamente, che avrebbe voluto un diritto di veto, ma è impensabile non rendere conto a chi presta denaro come si intende spendere quel denaro. A questo proposito ci sono, nelle 67 pagine dell’intesa, riferimenti espliciti ad alcuni margini di condizionamento. Un esempio fra tutti è quello che vuole vincolare gli investimenti alla svolta green; questo significa progetti di lungo periodo in cui il paradigma deve essere la sostenibilità ambientale.
Sarà fondamentale avere progetti specifici e credibili, piani di investimento in settori che rappresentano un vulnus per l’Italia da anni: scuola, pubblica amministrazione, infrastrutture, giustizia, digitale.
Il nostro Paese è stato tra quelli più duramente colpiti dal coronavirus e sarà il maggior beneficiario del piano di aiuti: deve dimostrare di essere all’altezza.
L’ Europa ci sta offrendo l’occasione per far si che davvero quella di ieri possa essere una giornata storica.
Il debito comune è un passo importante in direzione di un’ Europa che cambia volto, che compie un passo oltre il mercato unico e crea i presupposti per una vera cittadinanza europea. Per far si che questo accada non bastano le risorse. Serve una visione di lungo periodo che guardi alle generazioni future.
Corinna Maci


